Cliccando SI, confermi di avere l'età legale per bere nel tuo paese e ricorda: bevi in modo responsabile.

Pubblicato: 3 agosto 2026
Ultimo aggiornamento: 3 agosto 2026

VITIGNI AUTOCTONI DEL PIEMONTE: LA VARIETÀ SECONDO SCARPA , PARTE II

Continua il viaggio tra i varietali di Scarpa e attraverso il patrimonio ampelografico piemontese. Dopo Nebbiolo, Freisa, Barbera e Ruchè, lo sguardo si sposta su altre cinque varietà capaci di raccontare geografie precise e storie profondamente legate alla cultura viticola regionale.

Dolcetto, Pelaverga, Brachetto, Timorasso e Moscato compongono un panorama articolato, dalle Langhe al Monferrato. Nella loro coltivazione e vinificazione in purezza continua la ricerca avviata a Poderi Bricchi negli anni Settanta: comprendere il carattere di ogni varietà e individuare le condizioni più adatte alla sua espressione.

Dolcetto: una storia di quotidianità piemontese

Il Dolcetto accompagna da secoli la vita agricola del Piemonte. Una delle prime testimonianze documentate risale al 1593, quando un'ordinanza di Dogliani regolamentava la raccolta dei “Dozzetti”; la maturazione precoce permetteva infatti di vendemmiarlo prima di molte altre uve piemontesi. Anche il nome sembra derivare dal dialettale Duset o Dosset, riferito alla dolcezza dell'acino maturo.

Nel bicchiere offre colore intenso, tannino riconoscibile e una freschezza più misurata, con profumi di frutti rossi e scuri e il caratteristico accento ammandorlato sul finale.

Scarpa lo coltiva ad Acqui Terme, a 400 metri di altitudine, su suoli rossi con una buona componente argillosa. Il Dolcetto d’Acqui DOC affina in acciaio per venti mesi.

 

Pelaverga: la spezia di Verduno

Il Pelaverga Piccolo possiede un legame geografico molto circoscritto, concentrato intorno a Verduno e in parte nei comuni di La Morra e Roddi. Per lungo tempo venne confuso con il Pelaverga della Val Bronda; gli studi ampelografici hanno poi riconosciuto due varietà distinte. Il Verduno Pelaverga ottenne la DOC nel 1995.

Matura verso la fine di settembre e dà vini dal colore rubino delicato, con tannini leggeri e buona freschezza. Fragola e piccoli frutti rossi definiscono il profilo giovanile, mentre la speziatura rappresenta la firma più riconoscibile, legata anche alla presenza di rotundone, il composto associato alla percezione del pepe.

Scarpa lo coltiva a Monvigliero, su terreni sciolti ricchi di calcare e sabbia, a circa 350 metri di altitudine.

 

Brachetto: la tradizione della versione secca

Il Brachetto appartiene alla storia del Piemonte sud-orientale. Giorgio Gallesio ne documentò la presenza nel 1834 nell'Astigiano e nell'Alessandrino. Le sue uve si distinguono per una componente aromatica già evidente nel frutto, dominata da profumi floreali che richiamano la rosa.

La fama contemporanea del Brachetto è legata soprattutto alle versioni dolci e spumanti; la vinificazione secca appartiene anch'essa alla cultura enologica del territorio e conobbe una diffusione significativa nei primi decenni del Novecento, quando veniva apprezzata anche durante il pasto.

Scarpa prosegue questa interpretazione con il Brachetto d’Acqui DOCG Secco, da una parcella di 0,9 ettari dei Poderi Bricchi. Su suoli bianchi con venature sabbiose nasce un vino in cui rosa e agrumi incontrano accenti speziati.

 

Timorasso: il ritorno di un antico bianco piemontese

La storia del Timorasso attraversa quasi due secoli di viticoltura piemontese, a partire dalle testimonianze di Giorgio Gallesio, che nel 1834 lo descrive nelle campagne di Novi Ligure. Pochi decenni più tardi occupava una parte rilevante delle superfici dedicate alle uve bianche del Tortonese e, sul finire del secolo, i suoi mosti in fermentazione viaggiavano verso Lombardia, Svizzera e Germania. Nel Novecento la sua presenza si ridusse fino a pochi ettari, prima che il lavoro di recupero degli ultimi decenni restituisse centralità alla varietà.

Il Timorasso mantiene una buona acidità e sviluppa con l'affinamento aromi di frutta matura e zafferano, insieme a una spiccata predisposizione all'invecchiamento.

A Poderi Bricchi cresce su una parcella argillosa esposta a est. Scarpa lo vinifica in acciaio con bâtonnage periodico per nove mesi, seguito da ventiquattro mesi di riposo in bottiglia.

 

Moscato: la storica aromaticità del Piemonte

Il Moscato Bianco occupa un posto centrale nella storia vitivinicola piemontese. La sua coltivazione lega Astigiano, Alessandrino e Cuneese a una tradizione importante anche per lo sviluppo della spumantistica italiana. Nel 1865 Carlo Gancia applicò al Moscato le tecniche apprese in Champagne; alla fine del secolo Federico Martinotti mise a punto il sistema di fermentazione in grandi recipienti pressurizzati che avrebbe contribuito all'affermazione dell'Asti e del Moscato d'Asti.

La varietà possiede un patrimonio aromatico immediatamente riconoscibile, con profumi di pesca e salvia accompagnati da sfumature floreali. La vinificazione del Moscato d'Asti punta a custodire questa espressività e a bilanciarla con la naturale freschezza dell'uva.

Scarpa coltiva il Moscato nei Poderi Bricchi, su parcelle prevalentemente argillose e sabbiose, da cui nasce il Moscato d’Asti DOCG della casa.

 

SCOPRI TUTTI I VARIETALI

Iscriviti alla nostra newsletter

Registrati alla newsletter di Scarpa per ricevere ogni mese news e aggiornamenti.